CI HANNO MANDATO AFFANCULO

Agosto 13, 2008 di sandro6201

Da: www.beppegrillo.it

La raccolta delle firme per un Parlamento Pulito è stata ignorata. Il V2 day per una libera informazione in un libero Stato è stato oscurato. Per il regime di Forza-DS non è mai avvenuto. I politici italiani sono meglio di quelli dell’ex-URSS. I fatti esistono SOLO se i loro media li raccontano. Qualche milione di persone è sceso in piazza in meno di un anno. Ha chiesto un futuro e ha avuto una pernacchia. Ha chiesto persone oneste in Parlamento e ha ottenuto il lodo Alfano. Ha chiesto sicurezza sul lavoro e ha i Carabinieri di La Russa nei cantieri. Una parte di italiani, quelli più informati e i più giovani. I precari, gli universitari, i disoccupati che chiedevano un cambiamento hanno avuto in cambio un vaffanculo. Insieme a disprezzo, scherno, rifiuto del confronto. Questa classe politica va rimossa in blocco. Con questi si finisce dritti in Argentina. Il debito pubblico sta esplodendo, gli alimentari sono rincarati fino al 30%. Decine di migliaia di case sono pignorate perché le famiglie non riescono più a pagare il mutuo. I corrotti sono in Parlamento insieme ai corruttori. Corrotto è anche chi non denuncia, chi tira a campare. Corrotti sono tutti i parlamentari che hanno approvato l’impunità per le alte cariche. Sono marci dentro. L’economia sta bussando alla porta, quando l’aprirà troverà gli italiani in mutande e i responsabili all’estero. La Sanità è la nuova Tangentopoli. I politici vanno dove li portano i soldi. E i soldi li hanno le Regioni. Chi li gestisce sono i presidenti di destra e di sinistra. Fanno muro per evitare una Sanitopoli di dimensioni gigantesche. I giudici abruzzesi che hanno osato toccare Del Turco faranno la fine di De Magistris e della Forleo. Che fare? Il tempo dei referendum e delle leggi popolari è finito. Loro usano le firme per pulirsi il culo. E’ avvenuto anche per la nuova legge elettorale. Napolitano, ex DS, ha indetto le elezioni quando avrebbe dovuto tenere il referendum. La priorità l’ha dettata Veltrusconi, non un milione di cittadini. Non chiederò più niente a questa classe politica. Per cambiare è necessario che venga sostituita dai cittadini. Da settembre sosterrò le liste civiche per le amministrative del 2009. Lancerò una campagna di informazione all’estero sulla dittatura presente nel nostro Paese. Chiederò a chi segue il blog di partecipare a una serie di azioni immediate per cambiare la nostra realtà. Informazione, sanità, alimentari, mobilità, lavoro. Un’azione ogni mese per colpirli nel portafoglio e riprenderci il nostro Paese. Loro non molleranno mai, noi neppure.

La Guerra Mondiale del Petrolio (da www.beppegrillo.it)

Agosto 10, 2008 di sandro6201

9 Agosto 2008

La Guerra Mondiale del Petrolio

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La Georgia ha bombardato l’Ossezia del Sud. Un piccolo Stato, una media provincia italiana. La stima è di 1300 morti. Quasi tutti civili. La Russia ha quindi invaso l’Ossezia con i suoi carri armati e bombardato Tiblisi, la capitale della Georgia. Nel frattempo Putin e Bush si scambiano convenevoli alle Olimpiadi dell’Ipocrisia e l’Unione Europea tace. E’ un’altra guerra che si combatte per l’energia. Dal Kazakistan petrolio e gas potrebbero arrivare in Europa senza passare in territorio russo. La Georgia è armata da Israele e dagli Stati Uniti. Il suo presidente si fa riprendere tra la bandiera nazionale e quella dell’Unione Europea, di cui la Georgia vuol entrare a far parte.
L’Ossezia è un episodio della guerra mondiale per il petrolio iniziata con la prima invasione dell’Iraq nel 1991. Saddam attaccò il Kuwait e Bush padre intervenne. Non per liberarlo, ma per impedire a Saddam di controllare i flussi di petrolio del Golfo Persico. Bush figlio terminò il lavoro con la panzana delle armi di sterminio di massa. Pensate che agli americani interessi il destino degli abitanti del Kuwait o dell’Iraq, quando gli Stati Uniti non hanno mosso un dito per i genocidi del Ruanda e del Darfur?
La Cina compra petrolio dall’Iran, probabilmente lo arma. L’Iran vuole imporre il petrol-euro al posto del petrol-dollaro. Israele minaccia di bombardare l’Iran per la sua politica di sviluppo nucleare. La Cecenia è strategica per gli oleodotti russi. Questo è il motivo dei massacri ceceni e della guerra permanente. Il mondo è diviso in zone d’influenza del petrolio. Dove ci sono pozzi di petrolio c’è una guerra o un’occupazione militare (quasi sempre). Dove è strategico il passaggio di petrolio c’è un conflitto armato (quasi sempre). I G8+1 (la Cina) e -1 (l’Italia) si riuniscono periodicamente per concordare le zone di influenza energetica. Tra loro la guerra non può scoppiare. Fanno massacrare i loro sudditi in guerre minori. Avamposti mascherati che comprano (anche) le loro armi. Business doppio: armi e petrolio.
Beati i popoli senza pozzi di petrolio perché erediteranno la pace.

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Centomila in piazza contro il Caimano, da Micromega On Line del 9luglio 2008, http://temi.repubblica.it/micromega-online

Luglio 9, 2008 di sandro6201

100 mila no alle leggi-canaglia

8 luglio, gli interventi dal palco

FLORES D’ARCAISBORSELLINOOVADIADI PIETRO 1 e 2
CAMILLERITRAVAGLIOCOLOMBO - GUZZANTI 1 e 2
Interviste a FIORELLA MANNOIA e PANCHO PARDI
Il video integrale della manifestazione / FOTO 1 e 2
FORUM: 8 LUGLIO, DI’ LA TUA / INVIA LE TUE FOTO

MicroMega intervista Ascanio Celestini

MicroMega intervista Alexian Santino Spinelli

MicroMega intervista Antonio Di Pietro

In piazza contro le leggi-canaglia

8 luglio, perchè aderisco

Genova, il sesto audioforum di MicroMega

Vincenzi: L’interesse pubblico contro la febbre del cemento

Il sindaco di Genova dialoga con Pierfranco Pellizzetti, Marco Preve e Ferruccio Sansa su politiche del territorio e sviluppo urbano, a partire dal libro-inchiesta di Preve e Sansa “Il partito del cemento” (Chiarelettere).
- Archivio audioforum: 54321

Xenofobia

Impronte di oggi e società di domani

di Ulderico DanieleCon il fallimento delle politiche migratorie e la saldatura fra razzismo popolare e istituzionale, sui censimenti dei rom è in gioco l’idea stessa di una convivenza non discriminatoria per tutti e tutte.

Il caso Schifani comincia ora

di Marco TravaglioCerte cose si possono dire nei libri, ma non in Tv. E chi osa farlo viene attaccato a destra e a manca. Perché è più interessante informare del riporto di Schifani piuttosto che dei suoi rapporti coi mafiosi. E allora, la parola al diretto interessato, che di cose imbarazzanti ne ha dette tante.

Walter e i maiali di Orwell (AUDIO)

di Antonio TabucchiLeggi-canaglia e non opposizione, per lo scrittore è “emergenza democratica”.
- Il Pd e la sconfitta dei fighetti del partitino di Pierfranco Pellizzetti

Leggi-canaglia

Una tranquilla giornata criminale

di Antonio ManziniCome sarà la vita in Italia ora che saranno sospesi i processi per decine di reati? Un racconto firmato dall’autore di “La giostra dei criceti” (Einaudi, 2007) e “Sangue Marcio” (Fazi, 2005).

“Il Corriere delle Sera”, ovvero due pesi e due misure

di Paolo Flores d’Arcais
-
Militarizzare tutto! di Furio Colombo
- Casson ha perso la bussola di Pancho Pardi

Diritti

Assalto alla scuola pubblica (AUDIO)

Il ministro Gelmini ha annunciato una “cura da cavallo inevitabile” per l’istruzione, con tagli per 190 mila posti. Il commento di Antonia Sani, coordinatrice nazionale dell’associazione “Per la Scuola della Repubblica” e Marco Lodoli, scrittore e insegnante.

Piazza del dissenso

M.V.S.N.

di Furio ColomboE’ la sigla di Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, la polizia personale di Mussolini. Il nome perfetto per il progetto di militarizzazione di Roma annunciato da Alemanno I.

Olimpiadi e libertà

Mennea: i leader politici boicottino l’inaugurazione dei Giochi Olimpici

“Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha commesso un grave errore ad assegnare le Olimpiadi a Pechino”. Video intervista a Pietro Mennea, oro nei 200 metri a Mosca ‘80, che si scaglia contro il sistema di potere del CIO, accusato anche di avere una lunga storia di filo nazismo.
- RAPPORTO: Lo sfruttamento del lavoro nell’industria globale dell’abbigliamento sportivo

Sicurezza?

“Le città non sono un campo di battaglia” (AUDIO)

Per Giovanni Aliquò dell’Associazione Funzionari di Polizia il progetto del governo di impiegare i militari nelle città con funzioni di pubblica sicurezza è un “errore strategico e una misura di facciata che dimostra l’incapacità di indirizzare le risorse dello stato per la lotta al crimine”.

Letture

La nuova tangentopoli e il grande bavaglio (AUDIO)

Carlo Vulpio, inviato del Corriere, ci parla di “Roba nostra. Storie di soldi, politica, giustizia nel sistema del malaffare” (il Saggiatore). E rilancia l’allarme contro il ddl anti intercettazioni: “Sarà impossibile indagare e raccontare molte inchieste. Occorre un grande sciopero nazionale dei giornalisti”
- La prefazione di Marco Travaglio a “Roba Nostra”

Sicurezza alimentare

Petrini: “La fame si sconfigge con la sovranità alimentare” (AUDIO)

Il fondatore e presidente di Slow Food commenta l’esito deludente del vertice Fao e spiega come sia possibile risolvere la crisi alimentare senza aumentare le ingiustizie solo valorizzando la biodiversità e le risorse autoctone di ogni paese.
- Chi sta rubando il diritto al cibo di Jean Ziegler

Benedetti interessi

Per don Franco Barbero l’incontro tra Berlusconi e Ratzinger darà pericolosi frutti concreti: “La chiesa benedirà le grandi opere dello stato e lo stato finanzierà le grandi opere della chiesa”. Che pretende ancora più soldi e privilegi.
- Vittorio Bellavite: “Uno scandalo per i cristiani”
- Don Farinella: “Berlusconi sale al Vaticano e il papa scende a palazzo Chigi”
- Don Aldo Antonelli: “Un abbraccio mortifero”
- Domenico Rosati: “Berlusconi cerca rapporto senza intermediari con il papa”

Riprovevole è dimenticare i misfatti di Tangentopoli

Borrelli risponde a Amato (AUDIO)

Intervista all’ex capo del pool Mani Pulite, che replica ad Amato per il quale fu “riprovevole” il “veto” del pool milanese al tentativo di depenalizzare il finanziamento illecito ai partiti con il decreto Conso, meglio noto come “il colpo di spugna”.

Dalla caccia ai rom al “pacchetto sicurezza”

Emergenza xenofobia

Tre anni di battaglie di Beppe Grillo

Luglio 6, 2008 di sandro6201

27 Giugno 2008 dal sito www.beppegrillo.it

Tre anni (e qualche mese) dopo

John_Lennon.jpg

Sono più di tre anni che batto i polpastrelli sulla tastiera di un pc. Ho scritto migliaia di post. Ricevuto due milioni di commenti. Pubblicato libri di denuncia. Ho fatto insieme a voi cento battaglie: dalla riapertura della birreria Pedavena, alla cacciata del Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, dall’omicidio di Federico Aldrovandi all’aiuto di una mamma senza lavoro con una bimba disabile. Sono andato a Bruxelles per denunciare il nostro Parlamento pieno di condannati e una legge incostituzionale che non ci permette di scegliere il candidato. A Strasburgo ho chiesto alla Comunità Europea di non mandare più fondi alle mafie. Ho organizzato due V-day insieme a gente meravigliosa per un Parlamento senza condannati e una libera informazione in un libero Stato. 74.000 persone dei Meetup in 364 città seguono e sviluppano le idee del blog sulla giustizia, la pubblica amministrazione, l’ambiente, l’energia. Ho portato 350.000 firme al Senato per la legge popolare per eliminare dal Parlamento i condannati. Chiederò di presentarla al Senato in una pubblica seduta. Sto ricevendo le vostre firme per il referendum per una libera informazione e l’abolizione della legge Gasparri. Le consegnerò alla Corte di Cassazione in luglio. Ho lanciato le liste civiche perché VOI vi riappropriate dei vostri comuni al posto di politici corrotti e incompetenti. Sono andato all’assemblea Telecom a difendere i piccoli azionisti che si sono visti cancellare il loro capitale dai Tronchetti e dai Buora.
In cambio i politici e i media hanno cercato di distruggere la mia immagine. Grasso, ricco, becero, ignorante, populista, qualunquista, ma anche fascista o costola dell’estrema sinistra. Mio fratello ha catalogato almeno cinquecento diversi insulti riferiti a Beppe Grillo.
Chiunque al mio posto si chiederebbe chi glielo fa fare. Non i soldi. Guadagnerei dieci volte di più facendo la pubblicità a un formaggino. Non la serenità. Neppure gli affetti. Molti dei miei amici non mi chiamano più, non si fanno più vedere. In famiglia mi avvertono che qualcuno me la farà pagare e che dovrei pensare di più alla incolumità dei miei figli. Le citazioni sono parte della mia vita. I miei avvocati lavorano almeno su tre processi alla volta per denunce contro di me. In fondo sto per compiere i sessant’anni. Belin, lo so che ne dimostro venti di meno, ma purtroppo è così. Ho lavorato da quando ne avevo venti. Potrei rimanere tranquillo e godermi la vita che mi rimane. Lo penso spesso. Poi guardo Ciro che ha solo 7 anni e capisco che non ho scelta. Non posso stare a guardare mentre il mio Paese sprofonda. Cosa direbbero domani i miei figli del loro padre?

Ps: Vi aspetto alla Gita su Roma il 25 luglio 2008

diffondi Diffondi
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del 22 giugno 2008

DIRETTA CON MARCO TRAVAGLIO OGNI LUNEDI’ ALLE 14.00

Luglio 2, 2008 di sandro6201
lunedì, 19 maggio 2008

Mille fragole fanno la marmellata (di Marco Travaglio)

passaparola_travaglio.jpg

Lo confesso. Due anni fa in un noto ristorante di Milano ho pagato la cena a un giornalista. In seguito ho saputo da un informatore del Corriere della Sera e da un cugino della sorella della badante di Eugenio Scalfari che il giornalista aveva incontrato durante un viaggio aereo lo zio della fidanzata del nonno di un mafioso che aveva visto Schifani mentre mangiava un calippo. Voglio auto denunciarmi e denunciare questo pericoloso individuo che mi ha fatto pagare 25 euro netti. Siamo entrambi colpevoli. Lo scrivano subito Mieli e Mauro. La coppia del tiro incrociato alla libera informazione.
Il metodo Travaglio è verifica delle fonti. Il metodo dei suoi accusatori è raccolta delle delazioni. Il V2 day sta cominciando a dare i suoi effetti. Stanno andando insieme come la maionese.
Morfeo! Confesso anche questo insulto alla presidenza della Repubblica. Infamante, indicibile, inaudito attacco. Nessuno riporta il termine ingiurioso: “Morfeo”, a causa della sua estrema gravità. Scrivono di gravi offese, ma solo per tranquillizzare i lettori. 300.000 fucili ripieni di piombo caldo di Boss(ol)i non meritano l’attenzione dell’Agcom, ma il dio del sonno sì.
La coperta dei media si fa sempre più corta per il potere. Se la tiri su lasci scoperti inceneritori, mafie, pregiudicati in Parlamento. Se la tiri giù lasci scoperti Topo Gigio e Testa d’Asfalto in un amplesso extra parlamentare. “Ma cosa mi dici maiiiiiiiii…”.
Il blog ha una nuova voce. Marco Travaglio parlerà in diretta streaming ogni settimana il lunedì alle ore 14. Chiunque potrà trasmetterlo in diretta dal suo blog seguendo le istruzioni. Uno, mille, diecimila blog per una libera informazione. Passaparola.

Mille fragole fanno una marmellata. Ripeto: mille fragole fanno una marmellata.

Diffondi l’iniziativa
passaparola <a href=”http://www.beppegrillo.it/iniziative/passaparola” target=”_blank” ><img src=”http://www.beppegrillo.it/iniziative/passaparola/immagini/passaparola_banner.jpg” border=”0″ alt=”passaparola”/></a>

Ps. Per tutto il mese di maggio potete continuare a firmare per i referendum del V2-Day.

Banchetti allestiti per sabato 17 maggio: Alba, Altavilla Silentina, Arezzo, Arzano, Ascoli Piceno, Biella, Brescia, Busto Arsizio, Carate Brianza, Carbonia, Carpi, Castellana, Castelnovo ne’ Monti, Cesena, Chiavari, Conegliano, Corte Franca, Faenza, Fagnano Castello, Ferrara, Foligno, Forlì, Genova, Genova, Grottaglie, Imola, Impruneta, Mesero, Novi Ligure, Pesaro, Pescara, Putignano, Reggio di Calabria, Rovigo, Rubano, Teramo, Torino, Torino, Tortona, Vairano Patenora, Velletri, Venezia, Vercelli, Verona

Banchetti allestiti per domenica 18 maggio: Albano Laziale, Altamura, Altavilla Silentina, Andria, Arzano, Ascoli Piceno, Bari, Carbonia, Casale Monferrato, Castellammare di Stabia, Castellana, Cava de’ Tirreni, Chiavari, Fagnano Castello, Foligno, Genova, Grottaglie, Latina, Pescara, Piedimonte Matese, Pietrasanta, Prato, San Giovanni Rotondo, Tivoli, Torino, Vigevano

Tutti i giorni puoi firmare negli uffici dei comuni di: Abano Terme, Abbiategrasso, Alba, Alessandria, Altamura,Altavilla Silentina, Aymavilles, Aosta, Arese, Arezzo, Arzignano, Bacoli, Bagnacavallo, Bari, Bastia, Belluno, Bergamo, Biella, Bologna, Bologna, Bra, Busto Arsizio, Cadoneghe, Campobasso, Campodarsego, Campogalliano, Carate Brianza, Carpi, Carrara, Calderara di Reno, Carpi, Casalecchio di Reno, Casale Monferrato, Castelfranco Emilia, Castelfranco Veneto, Castelnuovo Rangone, Castel Maggiore, Catania, Cattolica, Cavezzo, Ceglie Messapica, Cervignano del Friuli, Cesena, Charvensod, Chatillon, Chiavari, Chieri, Chieti, Chioggia, Cittadella, Cividale del Friuli, Codroipo, Conegliano, Conselve, Cuneo, Correggio, Counrmayeur, Diano Marina, Donnas, Empoli, Enna, Este, Faenza, Fagnano Castello, Fano, Feltre, Fenis, Ferrara, Firenze, Fiumefreddo Bruzio, Fiumicino, Foligno, Foligno, Fontaniva, Forlì, Formigine, Fossano, Galliate, Genova, Genova, Gemona del Friuli, Gressan, Igea Marina, Imola, Imperia, Impruneta, Ischia, L’Aquila, Lanciano, Lavagna, Lecce, Lecco, Legnano, Lentate sul Seveso, Livorno, Limena, Lomazzo, Loiano, Lugo, Mantova, Mariano Comense, Monza, Matelica, Mesero, Mestrino, Modena, Montegrotto Terme, Milano (consigli di Zona 2, 3, 4, 5, 6, 9),Monghidoro, Monselice, Monterenzio, Monzuno, Morgex, Nepi, Nettuno, Nonantola, Novara, Novi di Modena, Novi Ligure, Nus, Padova, Paese, Palmanova, Palmi, Pavullo, Pegognaga, Pergola, Perugia, Pesaro, Pescara, Pianoro, Piazza Armerina, Pietrasanta, Piove Di Sacco, Pisa, Pistoia, Pollein, Pont Saint Martin, Pistoia, Pomigliano d’Arco, Pordenone, Prato, Procida,Putignano, Quart, Randazzo, Ravenna, Reggio di Calabria, Rieti, Rimini, Rivoli, Rio Saliceto, Roma (municipi VI, XI, X, XI, XVI, XVII, XIX), Roseto degli Abruzzi, Rovereto, Rubano, Russi, Saint-Christophe, Saint-Pierre, Saint Vincent, Sala Consilina, San Donà di Piave, Sarre, Saronno, Savona, San Giovanni in Persiceto, San Lazzaro Di Savena, Sasso Marconi, Selvazzano, Senigallia, Siena, Sogliano al Rubicone, Soliera, Solesino, Soleto, Spilamberto, Taggia, Telese, Teramo, Termoli, Thiene, Torino, Tortona, Trento, Tricase, Trieste, Udine, Urbania, Urbino, Valtournenche, Velletri, Verbania, Vercelli, Verona, Verres, Viareggio, Vicenza, Vigevano, Vigodarzere, Vignola, Vigonza, Voghera, Volta Mantovana, Zola Predosa

LIBERTA’ D’INFORMAZIONE

Luglio 2, 2008 di sandro6201


domenica, 18 maggio 2008

LIBERTA’ D’ INFORMAZIONE

vday08

Peripatetiche e mafia al Governo: Vergogna!

Luglio 2, 2008 di sandro6201

Petizione per la libertà di parola in Rete

Luglio 2, 2008 di sandro6201
sabato, 20 ottobre 2007

Mobilitiamoci contro la censura ai Blog

In pieno Agosto 2007, mentre l’intero paese era in vacanza, il solerte Riccardo Franco Levi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha presentato un progetto di legge chiaramente concepito con il solo scopo di mettere la museruola a tutti coloro che intendono far sentire la voce della Società Civile attraverso il World Wide Web. La settimana scorsa, nel più assoluto silenzio, questo progetto di legge liberticida ha ottenuto l’approvazione del Consiglio dei Ministri, guidato da Romano Prodi. Ecco come ne ha dato la notizia Repubblica:

ROMA – Consiglio dei ministri del 12 ottobre: il governo approva e manda all’esame del Parlamento il testo che vuole cambiare le regole del gioco del mondo editoriale, per i giornali e anche per Internet. E’ un disegno di legge complesso, 20
pagine, 35 articoli, che adesso comincia a seminare il panico in Rete. Chi ha un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale vede all’orizzonte obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste. Soprattutto teme sanzioni penali più forti in caso di diffamazione.

[Da Repubblica
del 19 Ottobre 2007]

Scherzetto o balzello?

La prima, e la più grave, conseguenz, di questo scherzo di Halloween del nostro amato Governo è un aumento iperbolico dei costi e delle complessità burocratiche necessari per mantenere in vita un qualunque sito web, compreso un blog personale. In pratica, chiunque volesse pubblicare qualunque cosa (anche le ricette della nonna) su un blog gratuito (come WordPress o Blogger) sarebbe comunque costretto a registrare la propria “testata giornalistica” presso il famigerato ROC (“Registro degli Operatori di Comunicazione”). Per chi non lo sapesse, il ROC è un database delle persone autorizzate dalla legge a parlare in pubblico, cioè qualcosa che esiste in due soli paesi al mondo: in Italia ed in Cina! Ecco come spiega quello che sta succedendo il quotidiano Repubblica:

“Articolo 6 del disegno di legge. C’è scritto che deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall’Autorità per le Comunicazioni, chiunque faccia “attività editoriale”. L’Autorità non pretende soldi per l’iscrizione, ma l’operazione è faticosa e
qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale – continua il disegno di legge – significa
inventare e distribuire un “prodotto editoriale” anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l’informazione, ma è anche qualcosa che “forma” o
“intrattiene” il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.”

[Da Repubblica
del 19 Ottobre 2007]

Per legge, una “testata giornalistica” (come “Repubblica Online” o “Punto Informatico”) deve avere un suo Direttore Responsabile e deve essere pubblicata da una Società Editrice. Ovviamente, sia l’uno che l’altro vogliono essere pagati per il lavoro che svolgono e per le responsabilità (anche penali) che si accollano. Altrettanto ovviamente, nessun blogger sarà mai in grado di coprire questi costi. Di conseguenza, la stragrande maggioranza dei blog gestiti da italiani sono destinati a chiudere. Si noti che questo vale anche per i blog pubblicati in altre lingue e su altri mercati. Ciò che conta è infatti la residenza dell’autore.

Questo disegno di legge potrebbe quindi riuscire
in qualcosa che nemmeno il giverno Cinese è mai riuscito a mettere in atto: la cancellazione dei blog dalla faccia del pianeta. Incredibilmente, potrebbe riuscire in questa opera senza nemmeno
varare una legge che affermi esplicitamente che gestire un blog è illegale. Una azione come questa, infatti, susciterebbe un coro di proteste. Il nostro amato Governo potrebbe riuscire in questa impresa semplicemente innalzando i costi di gestione di un blog ad un livello inaccettabile per gli autori. Un modo molto più sottile e meno
appariscente di mettere in atto una delle più odiose forme di censura che si possano concepire.
Il porto d’armi per il Blog
Ma questo è solo uno degli effetti di questo progetto di legge. L’altro è che trasformando i blog in testate giornalistiche si trasformano i blogger in giornalisti de facto ed i loro reati da semplici maracechelle in reati penali di notevole peso. In particolare, il reato di diffamazione commesso da un blogger non sarebbe più “diffamazione semplice” ma “diffamazione a mezzo stampa”. La differenza in termini di anni di galera e di euro di danni da pagare al diffamato è notevole.
In buona sostanza, chiunque volesse ancora dire la sua attraverso un blog dovrebbe agire con la stessa cautela di chi decide di portare un’arma sulla persona.
Le rassicurazioni di Mangiafuoco
Naturalmente, a fronte di un testo di questa gravità, steso nero su bianco, il Sottosegretario Levi sta spendendo una grande quantità di parole (vibrazioni dell’aria tra due persone) per rassicurare i blogger che “No, assolutamente! Non è nostra intenzione
chiudere la bocca alla Società Civile ed ai dissidenti”. Ecco come riporta le rassicurazioni del sottosegretario il solito quotidiano “La Repubblica”:

Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e padre della riforma, sdrammatizza: “Lo
spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile”.

[Da Repubblica
del 19 Ottobre 2007]

Verba volant, scripta manent….

Ma è possibile una cosa del genere? O ci state prendendo in giro?
Giudicate voi stessi:
Testo della Proposta di Legge del 3 Agosto 2007” sul sito del Governo.
Il Governo riforma l’editoria. Allarme in Rete.” la Repubblica Online.
Il Governo vara la Internet Tax.” a Punto Informatico.
La nuova legge sull’editoria del Governo obbligherà tutti i blog e i siti a diventare testate giornalistiche”a Civile.it.
Che fare?

Si può fare qualcosa per contrastare questo ignobile progetto di censura, degno solo della più squallida delle dittature? Si, si può fare qualcosa. Ad esempio, si può spargere la voce. Si può far sapere all’intero paese (e, se possibile, al mondo intero) che un Governo che si autodefinisce di Sinistra, vicino al popolo e difensore della Libertà, sta cercando di cancellare l’intero “fenomeno blog” dal suo ramo di Internet.

Lo si può fare ripubblicando questo testo, così come lo trovate, sui vostri siti web, ovunque possibile.

Questo testo, infatti, contiene al suo interno un link a sé stesso. Ripubblicandolo su molti altri siti web si fa in modo che Google (ed altri motori di ricerca) lo innalzino nel loro punteggio (“rank”) e lo presentino tra i loro risultati migliori ogni volta che un internauta cerca il termine “blog”. In questo modo, chiunque sia interessato, anche
marginalmente ai blog può essere raggiunto da questo grido di allarme. Per ripubblicare il testo, basta fare un copia&incolla.

Questa tecnica si chiama Google Bombing e, a dispetto del nome è perfettamente legale e perfettamente corretta. Potete trovare altre informazioni su questa tecnica a wikipedia: Google Bombing.

Questo è il link che mette in atto questo meccanismo:

Blog

Ovviamente, questo testo viene pubblicato con una licenza adatta a questo scopo:

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Fate click sull’immagine per leggere i dettagli della licenza.

Alessandro Bottoni

Riposto questa spiacevole e spregevole notizia e rilancio la mia petizione per i blog liberi di esprimersi!

FIRMATE! Clicca il link sotto

Petizione per la libertà di parola in Rete

E’ ORA DI “FINIAMOLA”

Luglio 2, 2008 di sandro6201

Un bel pezzo di Marisa che l’Unità non pubblicherà mai

E’ ORA DI “FINIAMOLA”

Come si può vivere in un paese come questo in cui con la loro cialtroneria, tante persone, ben felici di esserlo – cialtroni – gongolano davanti al primo “potente di turno” che fa capolino, sia esso di “destra”, di “sinistra” o un “magnate” che sproloquia sul capitale lavoro, allorquando manca anche il lavoro stesso nella “repubblica democratica fondata sul lavoro”? Dove, pur di stringere la mano del “potente” che passa di là, si fa a gomitate, dove il culto della personalità è il virus che ha infestato tutti, ma assolutamente tutti, anche nel piccolo della quotidiana realtà?

Dove il nobile, storico lavoro del giornalismo, scevro da ogni influenza politica e di parte ha lasciato spazio alle chiacchiere che tanto piacciono alla “gleba”?

Nel paese in cui tutte le “libertà di nuocere” si identificano, politicizzandosi, sotto lo pseudonimo di “casa della libertà”, o “lega” o “alleanza nazionale” o “nuova DC” o …?

Nel paese rappezzato, tanto bene indossato da Arlecchino (sempre servo di due padroni, icona, quindi, di una bella fetta di “popolo”), in cui il “protagonismo”, la ricerca della visibilità e la conseguente “rappresentazione di sé” li rende tutti “molto importanti”, perché tutti hanno qualcosa da dire, da ridire, da “proporre secondo loro”, ma mai secondo quel che possa e debba servire davvero alla comunità?…

Qui manca tutto e manca, soprattutto, la dignità che deve poter distinguere un popolo libero e sovrano, come sarebbe dovuto diventare grazie al “risorgimento”. Chi è “risorto” qui con il “risorgimento italiano”? Non certamente il “popolo”, visto che era allora ed è rimasto, per una certa casta politica, astratta “entità” che si tende ad armare l’una contro l’altra, incrementando discriminazioni, sperequazioni, disuguaglianze sociali, ingiustizie e non permettendo al merito di distinguersi, ai giovani di accedere ad un futuro lavorativo, e quindi alla legittima dignità di poter fondare una famiglia non avendo lavoro!

Mi dici che cosa è cambiato dal lontano 1870?

Un popolo è tale soltanto perché lo decide chi lo “assembla”, consegnandolo in quel di Teano al “sovrano” o perché su tutto il territorio in cui questo si disloca, lo sente e lo vuole veramente?

Un popolo, che è una comunità che condivide e persegue le stesse finalità, gli stessi valori culturali, non avrebbe mai lasciato perdurare “separatismi” che, dal “latifondo” si è lasciato “sedurre”, in ben quattro regioni di questo paese, dalla mafia e dalle svariate cosche e associazioni a delinquere, che si sono esportate colonizzando tutto lo stivale …

Sono quelle stesse “cosche-caste” che hanno “fornito” a TUTTI GLI ITALIANI quella becera, corrotta classe politica. Le lobby, le “scalate”, gli interessi di parte non possono certamente permettere di legiferare sul “conflitto di interessi”. Molti essendo ricattabili da tutti gli altri.

Dov’è l’onestà intellettuale di chi si avvicina a Beppe Grillo o altri “Masaniello” e rimane, comunque, ad occupare l’aurea poltrona?…

Abbiano almeno la piccola dignità (ma non possono) di coerenza e facciano come farei io stessa e molti come me: escano, vadano a lavorare, prendano le distanze da quelli con cui, mai “ob torto collo”, condividono privilegi degni di Luigi XVI!!!

Quale è il rischio, che cada questo “governo”? Sarebbe una perdita così grande per il Paese? Questo, o quello precedente o l’altro ancora, da ben 80 anni, qui si pratica il “trasformismo” per mantenere “turnovers” che riciclano all’infinito sempre e comunque gli stessi, con gli identici, sempiterni princìpi: oligarchia e sudditanza.

La frammentarietà manifestata dal potentato delle “regioni” delle “province” e degli “enti” locali come le “comunità montane” fin sulle spiagge dello Ionio, sono il riflesso di questo sistema pernicioso che ha creato un tessuto sociale infetto, artefice e promotore di sistemi mafiosi, “genitore” del “delegato” – scusa “deputato”- a realizzare i “desiderata” e gli sporchi affari del “potente” che si serve, ovviamente, del “voto democratico” per dargli la poltrona!

Dov’è lo Stato, la laicità che ne garantisce l’equità sociale e di diritto, un Libero Stato e una libera chiesa (intesa, questa, non solamente come chiesa cristiana, ma come libertà di culto di tutte le espressioni di fede)?

Non credi che il problema nasca da un “non paese”, da una “educazione al favore”, piuttosto che al diritto?

Eppure è la “patria”, questa, del “diritto romano” della “civis” e della “ius”…ma è anche il “paese” che ha arso sul rogo Giordano Bruno, che non ammette l’esistenza del pensiero libero e critico, che “scomunica” , che non riconosce l’operato di Don Milani.

Certo: sto parlando di questo paese, ossia dell’impero vaticanense, non della “repubblica italiana fondata sul lavoro, in cui il popolo è sovrano”.

Sto parlando dell’oscurantismo dei “precetti” e della cultura dogmatica, della bassa educazione alla sempiterna genuflessione di fronte alla tortura della crocifissione.

Sto parlando dell’infamia che questo impero perpetua nel condannare pubblicamente chiunque osi decidere della propria esistenza, si tratti di convivenza civile, di divorzio o di interruzione di terapie che ne distruggono la personale dignità fino alla morte.

Sto parlando del rifiuto dei sacramenti a chiunque si trovi in queste “immorali” situazioni, a meno che non si tratti di Luciano Pavarotti, ben inteso, che, sebbene divorziato, risposato e padre di “due famiglie”, ha potuto avere “l’esimio onore” di funerali ecclesiastici!…

Gli altri poveri “cristi”, invece, sono immeritevoli, non hanno mica un nome risonante nel mondo intero, vero?!…Povero WELBY!…

VERGOGNA! Dico a tutti quelli che tacciono e che continuano a genuflettersi di fronte a Ratzinger ed ai suoi “ministri”: VERGOGNATEVI!!!

Così si crocifigge la morale, il pensiero, la volontà di dire NO!

Così si immola il diritto della persona, che ha il “sacrosanto” DIRITTO di esprimere la propria esistenza in un contesto di diritto pubblico, in cui “pubblico” non sia “appannaggio” di pochi, ma regola uguale per tutti.

Così si uccide “in utero” ogni volontà di vedere debellati “tutti gli ostacoli che limitano l’evoluzione di un popolo”.

Ma, dico io, la Costituzione italiana, per chi è stata scritta se non per un PAESE DEMOCRATICO IN CUI LA SOVRANITA’ viene esercitata dal POPOLO?

Colmo del colmo, il nascituro “partito democratico” arruola dei “poveretti” per raccogliere firme in un pseudo sistema “democratico” in cui si millanta la “partecipazione” dei cittadini per “eleggere” il NOMINATO Walter Veltroni, eletto in pectore, per decisione dei 45 saggi (?), unico “candidato” alla segreteria nazionale. Enrico Letta e Rosi Bindi, pur di non far perdere questa ennesima “truffa democratica” si sono proposti come alternativa all’ “elezione” del paladino…

Sapessi quanti ci credono! Tutti lì a fare il porta a porta per raccogliere firme su moduli prestampati con l’illusione di poter “concorrere” ad una “eventuale nomina-elezione” in un non meno identificabile “collegio”…Ma sui moduli “E’ VIETATO RIPORTARE IL NOMINATIVO DEL CANDIDATO: Tu raccogli fino a 150 firme, non una in più, poi penseremo noi ad inserire il nome del tuo candidato!”

Poveretti, mi fanno pena!…Ma sanno che Piero Fassino, per esempio, pur di raccogliere consensi in “Trinacria” (Sicilia), “discute”, tramite Casini, con il famigerato mafioso di nome Totò Cuffaro?…

Così facendo, potrà, successivamente chiedere a Provenzano, come si fa a debellare la mafia, no?…

Ma ci rendiamo conto, si o no, che dietro a questi pseudo “innovatori-riformisti”, c’è sempre e comunque quella “piovra”, senza la quale, povera Italia, nessuno di questi potrà “contare”?

Molte persone perbene, purtroppo, ci credono e non mollano, sperando di poter “cambiare le regole del gioco”. Ma i “trasformisti” sono dei “camaleonti” che non individuo solamente in un “cavaliere”….Che fare?…Non c’è peggior sordo di chi non voglia intendere!…

Sono veramente sgomenta, ragion per cui chiedo venia per questo “sfogo” che reputo, checché ne possano pensare alcuni “infetti”, democratico e libero.

Sono rientrata da appena un anno in questo “paese”, con mio figlio ora 19enne. Mi ero illusa di poter contribuire nel mio modesto operato culturale e politico a far cambiare qualcosa anche se piccola, ma qualcosa.

Risultato: sono targata di presunzione. Non mi stupisce: i “supini” detestano chi “sta in piedi”!

Gli ideali, la cultura laica, illuminista, voltairiana che mi porto dentro, fanno di me una “marziana”.

Qualcuno afferma che “non mi si i….ula nemmeno di striscio”…

E’ vero, come potrebbero, visto che non l’ho mai permesso a nessuno?…

E’ vero, altresì, perché, fra “uno, nessuno e centomila”, resto “uno”.

Ben poco, è vero, che delusione! Sprofondo attimo dopo attimo nel nullismo, nell’idiozia generale, nella incultura popolina che persegue il “lato b” delle ochette che sfilano per essere “incoronate” dal sempiterno “Baudo”…

Nani, letterine e ballerine sono l’ambizione tristemente, ma inesorabilmente iniettata nelle vene di questo “paese” in via di dissoluzione se il POPOLO SOVRANO tace, piegandosi alla rassegnazione.

Il Popolo italiano non DEVE più ammettere sperequazioni e discriminazioni, non deve più accettare che si umili il prossimo, che si umili chi è in difficoltà, che si lavori in nero, che si creino le nuove pericolose schiavitù, che si beffeggi l’intelligenza, che si accusi di tutto e del peggio chiunque tenti di far valere un pensiero critico. Bisogna essere coscienti, invece, che l’imbelle si fa strada utilizzando ogni mezzo, anche e soprattutto persone perbene che può “usare” come “biglietto da visita”. Deve sapere, altresì, che l’imbecillità dei “nati servi”, la facilità nel corromperli è la causa maggiore di tutti i malgoverni italiani.

Nessun Duce, nessun Berlusconi, nessun Bossi, nessun Calderoli e le sue immonde “porcate” sarebbero mai “nati” e giunti in “politica” o, peggio, nelle “case” della gente, se questo Popolo avesse avuto in egual misura il beneficio di condividere valori comuni, fondamentali per un Paese realmente democratico, realmente unito.

Il popolo, qui, invece, è, per una certa classe politica, una “letterina” che a seconda della “necessità” la si “include” nel “mosaico nazionale” o la si tiene in serbo qualora potesse servire. Un “surplus” strumentale al “regime democratico”, non l’elemento cardine della repubblica democratica!

Mi si potrebbe rispondere che altrove non va meglio, ma la mafia, la ‘ndrangheta, la sacra corona unita, le cosche di ogni ordine e grado, il comportamento mafioso, non esistono nell’educazione dei paesi europei avanzati come Francia e Germania, per esempio.

Noi abbiamo esportato, con la miseria dei nostri milioni di emigrati, anche tantissimo sapere, tantissima genialità, ma abbiamo esportato, ahinoi, anche la mafia…

Ragion per cui in molti , nel mondo, ci vedono – ed hanno ragione- come il paese in cui vige, ora più che mai, il qualunquismo, l’arroganza, l’ignoranza e la mediocrità: la “società malavitosa” per eccellenza, organizzata nelle Istituzioni, nei partiti e quindi nella politica.

Se ci fosse stata un’ educazione estesa al senso civico, all’interesse generale, nessun Roberto Saviano vivrebbe nascosto e sotto scorta, perché condannato dai suoi stessi compaesani per aver denunciato le collusioni camorriste in terra campana!

Nessun Falcone, nessun Borsellino, nessun Dalla Chiesa sarebbero morti ammazzati (e quanti altri ancora…) se, anche se abbandonati dalle “Istituzioni”, avessero potuto ricevere il plauso della gente.

Ora li venerano post mortem… Li citano ad esempio di equità, di valore, di coraggio.

Che ipocrisia! Vergogna!

Che ne sarà di Luigi De Magistris, adesso?!

Basta così, si è oltrepassato il limite della sopportazione e non solamente fra i giovani di “ammazzateci tutti”.

Siamo coscienti che i malviventi in politica esistono perché in molti li hanno voluti. Perché la “massa” è scientemente disinformata, quindi mantenuta nell’ignoranza e pertanto strumentalizzata “ad ogni buon fine”, perché costruita così ad hoc, a suon di “nacchere”, di “genuflessioni”, di “panem et circenses”!…La politica italiana e molti (troppi) “politici” sono, pertanto, nel loro insieme, lo specchio di questa realtà, nella quale non mi riconosco e che rifuggo, ma che mi fa piangere di rabbia e di orgoglio. Perché sono un’italiana anch’io!

Non cerchiamo colpe altrove, quindi, ma lavoriamo insieme per perseguire obiettivi comuni, altrimenti bisognerà aspettare ancora moltissimi anni perché i ragazzi di Locri, Don Milani, Don Ciotti, diano a questo Paese un bel NO a quegli indegni “italiani” che hanno dato loro, da decenni, altrettanto indegni “politici” a mò di governanti!

Roma, 29 settembre 2007 Marisa Corazzol

Istruzione, Ricerca, Innovazione nell’utopia dell’Ulivo

Luglio 2, 2008 di sandro6201

9/2/2005
Atelier n. 7 – Istruzione, ricerca e innovazionedi Gx

La ricerca è fondamentale per rilanciare il paese. Per fare innovazione serve la ricerca, ma la ricerca non è la stessa cosa dell’innovazione. È indispensabile trasferire i risultati della ricerca al mondo produttivo, ma questo non richiede di penalizzare la ricerca di base a favore della ricerca applicata. Le politiche della ricerca devono essere integrate con le politiche dell’innovazione, poiché insieme rappresentano una risposta moderna a problemi più generali di welfare.L’università pubblica rappresenta l’elemento centrale per la ripresa della ricerca di base, senza nasconderne i difetti su cui bisogna intervenire. Non è vero che l’università sia ferma. Le sperimentazioni in corso, tuttavia, avvengono per buona volontà individuale, senza meccanismi cogenti né, tanto meno, sanzionatori. Nessuna riforma può funzionare senza il recupero di un senso etico della professione. Ciò non può accadere facilmente, richiede di intervenire sugli incentivi, anche economici, e deve rappresentare il principio guida, fondante, per l’Unione.

Bisogna avere chiaro un quadro di interventi da attuare con estrema rapidità, secondo gli attuali vincoli di bilancio, per segnalare l’impegno della coalizione su questo fronte, anche se i frutti del lavoro richiederanno del tempo per essere visibili. A questo proposito il gruppo di lavoro ha identificato 5 punti rilevanti e sui quali è emerso un forte consenso sulle soluzioni da adottare, ed altri 2 punti altrettanto rilevanti, ma sui quali occorre approfondire diverse soluzioni possibili.

1. Il paese ha bisogno di tanta università e tanta ricerca

Questo deve avvenire attraverso un crash program che consenta una rapida immissione di nuove risorse indirizzate esplicitamente all’assunzione di nuovi ricercatori, per raddoppiarne, in cinque anni, il numero. Particolare attenzione riveste una strutturazione del processo di reclutamento che consenta non solo di abbandonarsi a slogan facili come il “rientro dei cervelli”, ma ad interventi innovativi che stimolino anche l’assunzione di giovani ricercatori stranieri. Questa esigenza imprescindibile per il paese dovrà fare i conti con due seri pericoli: «Ope Legis» e il clima da rivendicazione corporativa che attraversa molti strati del mondo universitario. Un esempio concreto è legato al titolo di Dottore di Ricerca, che deve essere certamente condizione necessaria per l’assunzione in Università ed Enti di Ricerca, ma, assolutamente, non sufficiente.

2. La valutazione come strumento di governo della ricerca

È necessario separare le funzioni di indirizzo, proprie del Governo attraverso il MIUR, da quelle di valutazione, e istituire una Agenzia esterna, indipendente, esplicitamente dedicata a questo scopo, con competenze specifiche per Università ed Enti di Ricerca. La terzietà e l’indipendenza sono proprietà fondamentali per impedire che questa realtà sia “catturata” dai valutati o dall’organo di indirizzo. La valutazione non deve essere solo un insieme di procedure per guidare l’allocazione di risorse, ma uno strumento integrato per il governo del sistema, che preveda premi e punizioni, e consideri didattica, ricerca e trasferimento tecnologico. Tale approccio richiede continuità nel tempo, certezza di applicazione delle regole ed un sostegno forte ed esplicito della valutazione, non come procedimento macchiato a priori di una discrezionalità soggettiva, ma come elemento imprescindibile di segnalazione dell’attenzione ai risultati e non al semplice impegno, per una effettiva affermazione, a tutti i livelli, della meritocrazia e non dell’anzianità di servizio o della tutela corporativa.

3. Investire in nuova conoscenza per investire sul futuro

Questo richiede un forte impegno su un insieme articolato ed innovativo di strumenti di sostegno allo studio, per collegare scuola e università, politiche regionali e nazionali, formazione di base, avanzata e continua. Accanto a strumenti consolidati, ma poco sfruttati (es. i provvedimenti a sostegno dell’edilizia universitaria), è fondamentale costruire nuovi strumenti, come ad esempio fondi di garanzia per l’erogazione di prestiti sull’onore e per l’abbattimento degli interessi.

Per quanto riguarda l’Alta Formazione, è già possibile sostenere e mettere in rete un insieme di Alte Scuole, che operano a livello locale in diverse parti del paese, con il compito istituzionale di sostenere in maniera integrata la formazione della classe dirigente pubblica e privata. Il sostegno alla formazione deve riguardare tutta la formazione universitaria, programmi avanzati di aggiornamento professionale e attività di riqualificazione professionale. Per fare ciò bisogna lavorare in pieno coordinamento con le amministrazioni regionali e le istituzioni territoriali, per evitare sprechi e inutili competizioni interne. L’obiettivo è lo scardinamento dell’immobilità sociale e demografica attraverso l’investimento continuo in conoscenza.

4. Tornare a guardare all’Europa anche per la ricerca

Solo attraverso la forte partecipazione ai programmi europei sarà possibile recuperare le risorse di cui il paese ha bisogno. Inoltre, collocare saldamente la politica della ricerca all’Europa significa scardinare interessi locali e imporre attraverso vincoli esterni comportamenti virtuosi altrimenti difficilmente attuabili. Per raggiungere questi obiettivi è necessario non essere sordi ai cambiamenti strutturali che stanno avvenendo, come è recentemente successo con la non applicazione della Carta Europea dei ricercatori ai dipendenti universitari, ed il conseguente rigetto di principi quali ad esempio la non discriminazione di genere. L’Europa non è un’entità terza, ma l’Europa siamo anche noi. È necessario essere presenti e partecipare ai principali organismi politici e di indirizzo, affinché il paese eserciti appieno il ruolo che gli compete.

5. Affrontare il problema della leadership nella ricerca

La leadership và definita a partire dagli enti di ricerca e dal basso coinvolgimento della comunità scientifica nella definizione dei propri organi di governo, ma anche lavorando per una profonda riqualificazione del ruolo del MIUR e il rafforzamento del compito primario di indirizzo strategico e non di gestione del quotidiano o del dettaglio. Il continuo stato di incertezza che ha caratterizzato i diversi enti, tra commissariamenti e ristrutturazioni, mette in guardia rispetto alla possibilità di intervenire nello stesso modo e a tutti i livelli in tutti gli enti, con casi anche molto particolari come ad esempio l’ASI. Tuttavia, la situazione richiede attenzione. Se si vuole dare spazio alla valutazione, infatti, bisogna riconoscere il ruolo fondamentale dell’autonomia e delle responsabilità che questo comporta in termini di soggetti coinvolti nella ricerca e di organi di indirizzo.

A titolo indicativo e considerando le attuali condizioni del bilancio dello Stato, è possibile intervenire da subito su questi punti attraverso un’allocazione aggiuntiva, pari a 500 milioni di €/anno per cinque anni.

6. Due aspetti aperti

Il dibattito nel gruppo di lavoro ha messo in evidenza l’estrema rilevanza di altri due punti, con la necessità di ulteriori riflessioni sulle modalità operative con le quali affrontarli.

6.1 La governance universitaria

Un ambito ancora controverso nelle tipologie di soluzioni possibili, ma assolutamente imprescindibile, riguarda la governance universitaria. Bisogna intervenire in maniera drastica ed innovativa, con provvedimenti di indirizzo cogenti sulle modalità di nomina e le caratteristiche degli organi di governo delle Università, i loro ruoli, responsabilità e i rapporti tra gli organi. Bisogna ripensare il principio di responsabilità collegiale, attualmente trasversale a qualsiasi livello, e il processo decisionale all’interno degli atenei. Per l’università pubblica italiana, una vera applicazione del principio dell’autonomia non significa anarchia istituzionale, ma la fissazione di alcune regole fondamentali di funzionamento, all’interno delle quali l’iniziativa locale sia pienamente in grado di sviluppare diversità e competizione istituzionale, fondamentali per alzare il livello delle prestazioni in tutti i campi.

6.2. Reperire le risorse

Altrettanto fondamentale, anche se con diverse possibili soluzioni, risulta il problema del reperimento delle risorse. A questo proposito gli interventi possono essere più «interni», come la distinzione tra budget di funzionamento e budget di servizio degli Enti Pubblici di Ricerca e una possibile ripartizione della spesa, tra i diversi soggetti interessati alle prestazioni fornite. Oppure maggiormente legati all’interazione con l’esterno, con particolare attenzione al ruolo ed al significato di attività di trasferimento tecnologico reali e non puramente di facciata. Oppure ancora legati ad azioni politiche più ampie, in grado di associare allo sviluppo della ricerca istituzioni diverse come ad esempio le Fondazioni Bancarie, o a ridisegnare e sostenere il ruolo di organismi non – profit, come ad esempio accade in ambito biomedico attraverso esperienze quali la Fondazione Telethon, l’ARIC e molte altre.


Partecipanti alla sessione di lavoro: Giovanni Bignami (chairman), Maurizio Sobrero, Enrico Bellone, Massimo Bergami, Franca Bimbi, Michelina Borsari, Patrizio Bianchi, Andrea Cammelli, Simonetta Di Pippo, Gilberto Capano, Patrizia Caraveo, Giuseppe Catalano, Claudio Domenicali, Paolo Ferratini, Jacopo Meldolesi, Enrico Minnelli, Margherita Miotto, Luciano Modica, Rossella Palomba, Giorgio Parisi, Giancarlo Setti, Albertina Soliani, Paolo Spinelli, Renata Targetti, Walter Tocci, Giuseppe Tognon, Raffaele Volante.

Cos’è Gx (Governare per)

di Arturo Parisi

9/2/2005
Il mondo si è messo in movimento. Anche se il racconto incalzante dei media sembra rendere questa considerazione sempre più banale; anche se nella quotidianità, nelle piazze così come sui fronti di guerra, lo scontro tra le paure e le speranze non consente a nessuno di ignorare questo movimento, è questa la verità dalla quale dobbiamo ogni giorno riiniziare. Il mondo si è messo in movimento. Un movimento alimentato dalla prospettiva, dal sogno di libertà delle persone, un movimento che alimenta una crescente domanda di liberazione. Un movimento che nasce dalla crisi delle forme, delle strutture e dei soggetti di governo del passato, un movimento che chiede nuove strutture, nuove forme, nuovi soggetti di governo.

Il mondo si è messo in movimento. Un movimento nel quale si cambiano e si scambiano cose, si affrontano e si confrontano idee, si scontrano e si incontrano persone. È dentro questo movimento che la politica, come arte e come scienza, deve cercare oggi la sua vocazione. È dentro questo movimento che i politici sono chiamati ad esercitare la propria professione. È dentro questo movimento che ogni persona è chiamata a svolgere la propria cittadinanza. Liberare le persone, governare il mondo: liberare le persone per governare il mondo, governare il mondo per liberare le persone, può essere il motto che descrive oggi il nostro orizzonte e sintetizza la nostra ambizione. Dentro questo orizzonte va ricollocata la nostra vicenda nazionale con la consapevolezza che nulla può restare come prima. Dentro questo orizzonte va ripensato il nostro futuro: dalla demografia alla geografia, dalla economia alla ecologia. Dentro questo orizzonte va ripensata la nostra politica: dalle regole ai soggetti.

A dieci anni esatti da quando il segno dell’Ulivo è apparso sulla nostra scena politica, come ebbe a scrivere Romano Prodi a conclusione di una indimenticata riflessione sulla situazione del Paese, la consapevolezza che questo è il «tempo delle scelte» è più di allora forte e diffusa. Il tempo innanzitutto della scelta per l’Europa come via della nostra partecipazione al governo del mondo. Il tempo della scelta del futuro come il punto dal quale guardare al presente e valorizzare il passato. Il tempo della scelta di una politica guidata dalla ossessione di costruire e governare il futuro, e non più prigioniera della funzione di rappresentare l’esistente e spesso solo l’esistito.

Mondo, futuro, governo. Dentro questo perimetro siamo chiamati a pensare un progetto di lunga durata, che guidi l’Italia lungo le legislature a rinnovarsi profondamente, sapendo che l’oggi è certo «il tempo delle scelte» ma che il loro rilievo epocale non ci consente di considerare l’oggi sufficiente a contenere la loro realizzazione.

È a questo progetto di lunga durata che fu associato fin dall’inizio il segno dell’Ulivo. Un progetto che consentisse all’Italia di affrontare le sfide del ventunesimo secolo attraverso una profonda azione di riforma della società e delle istituzioni: una riforma consapevole e gelosa dell’eredità a noi affidata dal compimento della prima stagione della nostra democrazia repubblicana. Un compimento che chiede a quanti vogliono conservare i valori della economia sociale di mercato di ripensare profondamente gli istituti che avevano dato fin qui ad essa concretezza. Un compimento che chiede a quanti vogliono conservare l’ispirazione democratica della nostra costituzione repubblicana di portare finalmente al suo termine la costruzione di quella democrazia governante resa possibile dalla definitiva ridefinizione del nostro sistema partitico nella forma bipolare avviata dal movimento per le riforme istituzionali dell’inizio degli anni novanta.

È a questo progetto di lunga durata che è stato associato il segno dell’Ulivo, sia dentro l’azione di governo avviata dalla vittoria del ‘96, sia nella lunga battaglia aperta dalla lezione del ‘98, la quale ci ha insegnato che senza un soggetto di eguale rilievo e ambizione nessun grande progetto può essere realizzato. Ora, nella formazione di questo soggetto, siamo chiamati al superamento di un esame decisivo, in funzione della grande prova che ci attende nel 2006. L’esame è già iniziato ed è iniziato positivamente: la costruzione di una grande Alleanza Democratica che raccoglie per la prima volta tutte le formazioni del campo di centrosinistra attorno ad un «progetto» di largo respiro e di lunga durata, la costituzione della Federazione dell’Ulivo come anticipatrice e strumento di una unità aperta a tutte le forze della Alleanza, l’apertura di un confronto trasparente tra le diverse priorità programmatiche da affidare al dibattito e alla scelta degli elettori, la elaborazione di un «programma di governo» per la prossima legislatura attorno alle priorità indicate dai cittadini.

È al servizio di questo percorso che nasce «Governareper»: della definizione del programma del 2006, del dibattito sulle priorità che debbono guidarlo, ma ancor più al servizio dell’approfondimento del «progetto» che sta dietro e oltre quel programma. Un progetto la cui ricerca è iniziata ben prima che Berlusconi scendesse in campo a difesa dei suoi personali interessi, e che intende continuare ben oltre Berlusconi e il berlusconismo, dentro e al servizio del campo del centrosinistra ma interessato e preoccupato anche del campo avverso nella consapevolezza che nella democrazia bipolare le vicende di un campo non possono essere indifferenti per le sorti dell’altro.

Per questo motivo «Governareper» non si accontenta di guardare alla politica come modalità di governo, per rispondere alla domanda che di ogni programma è giustamente al centro: «governarecome»? Rispondere a quella domanda è infatti possibile solo se del governare si affronta congiuntamente assieme al come il «per/ché» e il «per chi».

«Governareper», nelle varie forme in cui si esprimeranno le sue attività (telematica, cartacea, seminariale), vuole contribuire a questa intrapresa comune, offrendo un luogo per l’elaborazione di analisi e proposte sui principali temi di cultura politica e di politica pubblica. Vuole essere un serbatoio di idee a cui possa attingere chi nel centrosinistra intende riflettere su come e per quali obiettivi governare. Vuole essere lo spazio nel quale possa crescere una comunità di lettori-scrittori interessati ad un confronto e ad una riflessione comune sui destini dell’Italia e sul suo contributo per la giustizia e la pace nel mondo.